MALPENSA CORRE SUL BINARIO DEL NEOLITICO

Da sempre l’area di Malpensa è ricca di ritrovamenti archeologici e oggi….

 

Correva l’anno 1824 quando, l’abate Giovan Battista Giani identificò le tombe da lui rinvenute nei pressi di Golasecca e chiaramente non romane, come resti di una battaglia combattuta tra Annibale e Publio Cornelio Scipione (Battaglia del Ticino, 218 a.C.), successivamente  nel 1865 Louis Laurent Gabriel de Mortillet, uno dei padri fondatori dell’archeologia europea, giustamente assegnò le stesse tombe ad una cultura pre-romana, della prima età del ferro, con un probabile substrato celtico come illustrato dalle similarità riscontrate con i ritrovamenti della Cultura di Hallstatt[3].  Mortillet compì diversi viaggi in Italia riportando in Francia parte della Collezione dell’abate Giani, che andò ad arricchire il Musée des Antiquités nationales

L’ambito degli scavi golasecchiani si allargò a vari altri siti nel circondario e sparsi per la pianura padana per tutto il tardo XIX secolo. Un altro curatore  Curatore del Musée des Antiquités nationales,Alexandre Bertrand si recò sul posto nel 1873 per condurre personalmente degli scavi e grazia alla importante collaborazione di numerosi colleghi di origine  francese, italiana e tedesca fu possibile nel  1874  stabilire la periodizzazione della cosiddetta Cultura di Golasecca, divisa in tre periodi dal 900 al 380 a.C. e che si concluse  con l’invasione gallica della Pianura padana nel 388 a.C.  secondo lo schema seguente:

  1. Cultura di Canegrate: XIII secolo a.C.
  2. Proto-Golasecca: XII-X secolo a.C.
    1. Tipo Ascona I o A (XII secolo)
    2. Tipo Ascona II o B (XI secolo)
    3. Tipo Ca’ Morta (Como) – Malpensa (X secolo).
  3. Golasecca I A: IX-VIII secolo a.C.
  4. Golasecca I B: fine VIII – inizi VII secolo a.C.
  5. Golasecca I C: VII secolo a.C.
  6. Golasecca II A: 600-550 a.C.
  7. Golasecca II B: 550-500 a.C.
  8. Golasecca III A: 500-350 a.C.
    1. G. III A 1: 500-450 a.C.
    2. G. III A 2: 450-400 a.C.
    3. G. III A 3: 400-350 a.C.

 

Dal punto di vista archeologico nonostante siano attribuiti alla Cultura di Golasecca i ritrovamenti databili dal IX al IV secolo a.C. le origini di questa cultura si riallacciano direttamente alle precedenti fasi dell’età del bronzo recente e finale come confermano studi effettuati negli ultimi anni (in particolar modo gli studi cronologici condotti da Raffaele De Marinis) che mostrano una  continuità culturale anche dopo la grande invasione dei Galli Transalpini del 388 a.C.

A seguito delle variazioni climatiche seguite al Neolitico e alle conseguenti migrazioni a sud delle popolazioni nordiche questa regione, grazie alla possibilità di un facile accesso ai valichi alpini del San Gottardo, San Bernardino e Spluga, attraverso il corso dei fiumi e laghi insubrici allora più ricchi d’acqua,diventa il ponte di collegamento naturale tra il resto d’Italia ed il Mediterraneo da una parte con l’Europa centro-occidentale dall’altra.

Nell’insediamento di Golasecca la cultura fiorì particolarmente per le favorevoli circostanze geografiche. che agevolarono lo sviluppo del commercio di sale. Nel VII secolo a.C. il comprensorio Sesto Calende-Golasecca-Castelletto Ticino non conta meno di tremila abitanti.

Veniamo ora ai giorni nostri, da quelle parti come ben sapete è stato costruito un piccolo aeroporto, e proprio i lavori per collegare via ferrovia il T1 al T2 hanno fatto si che si andasse a scavare una nuova trincea ferroviaria che aggirasse  l’abitato di CASE NUOVE per poi  costeggiando la superstrada arrivare nella nuova stazione del Terminal 2.

Durante i lavori di scavo il cantiere ha permesso di portare alla luce nell’arco dell’estate 2014 ben 80  tombe “pregolasecchiane”, quasi raddoppiando il numero di sepolture conosciute dall’Ottocento ad oggi.

Sono state ritrovate tombe con corredo ceramico e bronzeo datate in questa fase al XII-IX secolo avanti Cristo, vale a dire alla fase “pregolasecchiana”. «Abbiamo rinvenuto 80 nuove tombe a fronte di circa 45 note» ha dichiarato Barbara Grassi, della Sopraintendenza per i Beni Archeologici.

Grazie ai fondi  previsti negli appalti, Il cantiere della ferrovia si è così trasformato in una straordinaria occasione di ricerca archeologica e di studio.

Ora le tombe e corredi sono state scavate e si trovano temporaneamente in un laboratorio di Faenza, per la prima fase di restauro, a cui seguirà quella di studio.

Un ritrovamento talmente importante da far muovere gli archeologi nel massimo riserbo «L’ultima cosa di cui avevamo bisogno erano curiosi in zona» ammette Barbara Grassi, trovandosi i reperti in una zona ricca di residuati bellici della seconda guerra mondiale si è voluto evitare che curiosi e cacciatori di tesori potessero manomettere il sito, infatti rimarca la stessa Grassi «A volte le bombe si trovavano nello stesso sito in cui sono state ritrovate le tombe».

Al di la di quello che gli studi futuri sui ritrovamenti faranno emergere, Barbara Grassi, a cui fa eco l’assessore regionale alla  Cultura  Cristina Cappellini, fa presente MXP potrebbe diventare luogo ideale per la conservazione e la divulgazione in situ dei  ritrovamenti permettendo non solo agli amanti della storia ma anche  ai semplici viaggiatori di venire in contatto con la Cultura di Golasecca.  Affiancando così allo snodo trasportistico attuale la storia di questa civiltà protostorica pre romana sviluppatesi sulle rive dei fiumi (a partire dal Ticino) vere vie di comunicazione di un eruopa ancora ricoperta di impraticabili foreste e paludi.

 

I-Luvi

Fonti:  Sito del comune di Golasecca, Wikipedia, Varesenews.it